martedì 21 aprile 2026

Tormentata e poco rappresentata: le difficoltà di “Edgar” a 137 anni dalla prima



Il libretto dell’Edgar - con tutto il rispetto alla memoria dell’amico Fontana - è una cantonata che ho preso. La colpa è più mia che sua. Se si volesse usare un gergo tipico del 2026 per descrivere questa lettera di Giacomo Puccini, si potrebbe dire sarcasticamente che il compositore lucchese la “toccò piano” nel parlare della sua seconda opera lirica. Il 21 aprile del 1889, esattamente 137 anni fa, questa composizione vide la luce per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano, il primo passo di una “vita musicale” caratterizzata da ripensamenti e qualche delusione di troppo. “Edgar” merita davvero di essere l’opera meno rappresentata di Puccini? A distanza di quasi un secolo e mezzo si può ragionare a mente fredda e capire cosa è successo e cosa accade ancora. Il buon successo dell’opera d’esordio, “Le Villi”, convinse Giulio Ricordi a rinnovare la fiducia al giovane Puccini e al librettista scelto per questo debutto, Ferdinando Fontana. 

Se io insisto, è perché bisogna battere il ferro mentre è caldo”: l’editore non poteva essere più eloquente. Per il soggetto, si pensò di mettere in musica un dramma di Alfred de Musset, “La coupé et des lèvres”. L’adattamento non fu però semplice. Fontana concentrò il racconto originale in una trama più delimitata, spostando l’azione nelle Fiandre e all’inizio del XIV secolo. “Carmen” di Bizet rappresentò il modello ideale per la distribuzione dei personaggi: Micaela diventò il modello di Fidelia e la stessa Carmen diventò Tigrana (il nome originario era Belcolore). Don Josè invece si trasformò nel protagonista del titolo che, casualmente, non rappresentava un nome tipico delle Fiandre. I tre atti iniziali di Fontana (poi 4) non erano altro che il tipico espediente della Scapigliatura, di cui il librettista era un fiero esponente, anche se forse per Puccini questa soluzione non ebbe un grande significato. La composizione ritardò a causa di diverse circostanze, prima tra tutte la morte della madre del musicista, senza dimenticare l’inizio della tormentata relazione con Elvira Bonturi che poi sarebbe diventata la moglie di Puccini. 





Quella del 21 aprile 1889 fu poi la data definitiva per la prima rappresentazione e il cast era quanto di meglio si poteva sperare: nel ruolo di Edgar venne scritturato Gregorio Gabrielesco, noto per le sue interpretazioni della Gioconda e più che valida alternativa a Francesco Tamagno, Fidelia fu invece Aurelia Cattaneo (la prima Isolde in Italia), oltre a Romilda Pantaleoni che interpretò Tigrana dopo aver furoreggiato come prima Desdemona verdiana della storia. Il tutto diretto da Franco Faccio. L’esito finale non fu negativo, anche se i critici si accorsero di una sostanziale freddezza del pubblico, tanto che dopo tre recite fu necessario ritirare l’opera dal cartellone. Da quel momento cominciò una revisione quasi maniacale da parte di Puccini che si rinfrancò in parte grazie al successo ottenuto da questa composizione a Lucca nel 1891. Il quarto atto venne soppresso e furono tagliati diversi episodi per far debuttare la nuova versione di “Edgar” a Ferrara nel 1892, ma neanche in questo caso il risultato venne considerato soddisfacente. 

L’idea di ripristinare il quarto atto tramontò a causa del nuovo impegno assunto da Puccini con “Madama Butterfly”, poi nel 1905 la partitura fu sottoposta a nuovi tagli, reintroduzioni e revisioni. L’ennesima versione andò in scena a Buenos Aires, anche se la sparizione di questo titolo era dietro l’angolo. In Italia fu possibile riascoltarla, per altro alla radio, soltanto nel 1935 e nemmeno oggi “Edgar” trova grande spazio nei cartelloni. Il motivo, in fondo, è piuttosto semplice: per il giovane e promettente Giacomo Puccini la scapigliatura di Fontana non era la via giusta da seguire, serviva cambiare direzione una volta per tutte, una svolta resa evidente già nel 1893 con quella “Manon Lescaut” che rappresentò il primo vero capolavoro pucciniano. 

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