ATTO PRIMO: Nella foresta sacra dedicata al Dio Irminsul si organizza un gran bel party: a rendere speciale la serata è Oroveso, deejay mancato e tra i più felici di festeggiare la liberazione dei Galli dai Romani. È una festa che nasconde anche qualcosa di oscuro. Il proconsole romano nelle Gallie Pollione (attenzione a non sbagliare l’iniziale) ha scelto lo stesso bosco per confidarsi con l’amico Flavio. Si è innamorato perdutamente di una novizia del tempio, Adalgisa, ma è già sposato con Norma. È il dilemma più antico del mondo: meglio lasciare la strada vecchia per quella nuova? Proprio Norma avverte i Galli di aver avuto delle rivelazioni sconcertanti. C’è chi comincia a toccarsi le parti basse, temendo una bella “gufata” e infatti la sacerdotessa ci va giù pesante. La sua profezia è chiara: Roma cadrà ma non per mano dei Galli, un affronto per chi sta festeggiando da ore e ore. Per placare gli animi surriscaldati basta una preghiera di Norma rivolta alla Luna, la celebre “Casta Diva” che tante pubblicità hanno deciso di rovinare per sempre. La giornata della sacerdotessa è pienissima: dopo aver affrontato coraggiosamente un gruppo di ubriaconi, deve vedersela con Adalgisa che le confessa di non aver rispettato la castità. Si è innamorata come una scolaretta e deve abbandonare forzatamente il noviziato. Senza farsi troppi problemi rivela chi è il ragazzo di cui si è invaghita: è Pollione che continua a meritarsi il soprannome volgare col cambio di iniziale. Norma si arrabbia come una biscia e vorrebbe riempire di botte il marito, ma si trattiene a fatica.
ATTO SECONDO: Norma fa sul serio e medita una vendetta clamorosa. Pazza come un cavallo, pensa seriamente di uccidere i suoi due figli, ma si riprende appena in tempo ed evita la gogna delle reti tv galliche spazzatura capeggiate dalla Barbara D’Urso dell’epoca. Il secondo pensiero folle è quello del suicidio, tanto che si rivolge ad Adalgisa per chiedere di adottare i bimbi, sposare Pollione e scappare a Roma. L’ormai ex novizia ha uno scatto d’orgoglio e rifiuta la proposta, anzi vuole che i due coniugi tornino insieme, evitando un suicidio clamoroso. Adalgisa non riesce a convincere il bel fusto e la sacerdotessa si infuria di nuovo, chiamando i Galli a raccolta e proclamando guerra ai Romani. Oroveso pretende una vittima da sacrificare, intanto Pollione fa un’altra figuraccia e viene sorpreso nel recinto delle sacerdotesse mentre cerca di rapire Adalgisa. Norma vorrebbe pugnalarlo senza troppi complimenti ma in fondo è una bonacciona e si mette a parlare con lui. La proposta è fattibile, Adalgisa deve essere lasciata in pace e in questo modo il proconsole avrà salva la vita. Pollione è più ostinato di un mulo e dice di no, a quel punto Norma fa un annuncio a sorpresa: la vittima sacrificale sarà una sacerdotessa che ha tradito la patria e infranto i voti. Vorrebbe dire Adalgisa, peccato che poi si autoaccusi perché si rende conto che la colpa della ragazza è la sua. È pronta a morire e Pollione si commuove finalmente, facendo la prima cosa sensata di tutta l’opera: vuole essere sacrificato insieme a lei. Entrambi salgono sul rogo e si fanno arrostire come due salsicce durante una grigliata primaverile. Finale tragico, ma tutti sembrano salvare la faccia.

