lunedì 29 agosto 2022

TRAME LIRICHE A MODO MIO: "NORMA" DI BELLINI


ATTO PRIMO: Nella foresta sacra dedicata al Dio Irminsul si organizza un gran bel party: a rendere speciale la serata è Oroveso, deejay mancato e tra i più felici di festeggiare la liberazione dei Galli dai Romani. È una festa che nasconde anche qualcosa di oscuro. Il proconsole romano nelle Gallie Pollione (attenzione a non sbagliare l’iniziale) ha scelto lo stesso bosco per confidarsi con l’amico Flavio. Si è innamorato perdutamente di una novizia del tempio, Adalgisa, ma è già sposato con Norma. È il dilemma più antico del mondo: meglio lasciare la strada vecchia per quella nuova? Proprio Norma avverte i Galli di aver avuto delle rivelazioni sconcertanti. C’è chi comincia a toccarsi le parti basse, temendo una bella “gufata” e infatti la sacerdotessa ci va giù pesante. La sua profezia è chiara: Roma cadrà ma non per mano dei Galli, un affronto per chi sta festeggiando da ore e ore. Per placare gli animi surriscaldati basta una preghiera di Norma rivolta alla Luna, la celebre “Casta Diva” che tante pubblicità hanno deciso di rovinare per sempre. La giornata della sacerdotessa è pienissima: dopo aver affrontato coraggiosamente un gruppo di ubriaconi, deve vedersela con Adalgisa che le confessa di non aver rispettato la castità. Si è innamorata come una scolaretta e deve abbandonare forzatamente il noviziato. Senza farsi troppi problemi rivela chi è il ragazzo di cui si è invaghita: è Pollione che continua a meritarsi il soprannome volgare col cambio di iniziale. Norma si arrabbia come una biscia e vorrebbe riempire di botte il marito, ma si trattiene a fatica.

ATTO SECONDO: Norma fa sul serio e medita una vendetta clamorosa. Pazza come un cavallo, pensa seriamente di uccidere i suoi due figli, ma si riprende appena in tempo ed evita la gogna delle reti tv galliche spazzatura capeggiate dalla Barbara D’Urso dell’epoca. Il secondo pensiero folle è quello del suicidio, tanto che si rivolge ad Adalgisa per chiedere di adottare i bimbi, sposare Pollione e scappare a Roma. L’ormai ex novizia ha uno scatto d’orgoglio e rifiuta la proposta, anzi vuole che i due coniugi tornino insieme, evitando un suicidio clamoroso. Adalgisa non riesce a convincere il bel fusto e la sacerdotessa si infuria di nuovo, chiamando i Galli a raccolta e proclamando guerra ai Romani. Oroveso pretende una vittima da sacrificare, intanto Pollione fa un’altra figuraccia e viene sorpreso nel recinto delle sacerdotesse mentre cerca di rapire Adalgisa. Norma vorrebbe pugnalarlo senza troppi complimenti ma in fondo è una bonacciona e si mette a parlare con lui. La proposta è fattibile, Adalgisa deve essere lasciata in pace e in questo modo il proconsole avrà salva la vita. Pollione è più ostinato di un mulo e dice di no, a quel punto Norma fa un annuncio a sorpresa: la vittima sacrificale sarà una sacerdotessa che ha tradito la patria e infranto i voti. Vorrebbe dire Adalgisa, peccato che poi si autoaccusi perché si rende conto che la colpa della ragazza è la sua. È pronta a morire e Pollione si commuove finalmente, facendo la prima cosa sensata di tutta l’opera: vuole essere sacrificato insieme a lei. Entrambi salgono sul rogo e si fanno arrostire come due salsicce durante una grigliata primaverile. Finale tragico, ma tutti sembrano salvare la faccia. 

venerdì 26 agosto 2022

OPERA SEMISERIA RISCRIVE LE TRAME LIRICHE: "LA TRAVIATA" DI VERDI



ATTO PRIMO: dopo uno struggente preludio rovinato purtroppo dalla tv e da una pubblicità di lasagne, comincia la storia. La protagonista è Violetta Valery, giovincella che passa da un letto a un altro in quel di Parigi come neanche il cliente più affezionato di Ikea sarebbe in grado di fare. Tra gli invitati alla festa organizzata nella sua casa c’è Alfredo Germont: rischia subito la friendzone confessando l’amore segreto che nutre da un anno per Violetta e fa anche ingelosire uno dei tanti amanti della ragazza, il Barone Douphol. Durante un brindisi, Alfredo azzecca un paio di rime e dimostra di poter fare concorrenza a Fedez, poi si apparta con Violetta e continua a insistere con la storia del colpo di fulmine. Lei, sempre a debita distanza dalle relazioni stabili come un intollerante al lattosio farebbe con qualsiasi stabilimento della Parmalat, propone una semplice amicizia, fa la preziosa e, una volta da sola, capisce che forse innamorarsi non è poi così male. È malata, Alfredo le frulla nella mente ma promette a sé stessa di rimanere per sempre una cortigiana.


ATTO SECONDO: la promessa di Violetta è peggio di quelle di un marinaio. Si scopre che da tre mesi fa coppia fissa con Alfredo. I due hanno scelto la campagna e la casa dei Germont: lui è ingenuo e sembra alle prese con la prima cotta adolescenziale, lei ha ordinato di vendere tutti i suoi beni per sbarcare il lunario, in poche parole è una coppia che finora ha fatto finta che tutto andasse bene. Sopraggiunge all’improvviso il padre di Alfredo, l’arcigno Giorgio Germont che incontra Violetta e si confronta con lei. I toni si accendono, la scena si tramuta in un avvincente botta e risposta, manca soltanto Bruno Vespa a gongolare in disparte per gli ascolti che aumentano di minuto in minuto. Da buon bigotto, nonostante la sincerità della ragazza, le ordina di lasciare il figlio per salvare l’onore della famiglia. È un sacrificio dolorosissimo, l’accordo c’è e l’opera può andare avanti. Prima di fuggire, Violetta si fa giurare amore eterno da Alfredo che a sua volta incontra il padre: quest'ultimo, lagnoso come un cane lasciato da solo a casa per qualche minuto, lo supplica di tornare in Provenza. La mente del giovane è altrove, grazie a un foglio scopre che Violetta è andata alla festa di Flora e si prepara per un colpo di scena clamoroso.


ATTO TERZO: Flora ha pensato proprio a ogni dettaglio per il suo party parigino. Maschere, zingarelle, toreador: sarà anche Carnevale ma tra queste quattro mura si esagera e si rischia l’assembramento. Violetta arriva con l’aria imbronciata di un bambino al primo giorno di scuola insieme al barone Douphol, Alfredo li segue di poco e si mostra spavaldo come non mai. Vince a carte, fa allusioni e sfida il rivale per mostrarsi macho. Poi la coppia scoppiata può finalmente confrontarsi. Prima di Maria De Filippi e di “Uomini e Donne”, erano queste le tanto temute esterne, con Alfredo che si dimostra vendicativo al punto da chiamare a rapporto tutti gli altri invitati per umiliare la ex lanciandole addosso del denaro. Il ragazzo viene insultato a destra e a manca, compare persino il padre che lo rimprovera prima della sfida a duello da parte del barone. La scena si sposta nella camera da letto di Violetta. Sta malissimo e il dottor Grenvil, più volte a rischio radiazione dall’albo per le sue cure discutibili e inutili, le raccomanda di portare pazienza. All’ex cortigiana manca Alfredo e magicamente lui arriva al suo capezzale. A vegliare su Violetta morente c’è anche Giorgio Germont, non servono le cipolle per iniziare a piangere come se non ci fosse un domani. La coppia ormai riunita sogna un futuro migliore, ma è tutto inutile, Violetta muore tra la disperazione generale, ma la domanda rimane sempre la stessa: Richard Gere voleva sottolineare i facili costumi di Julia Roberts in “Pretty Woman” facendole ascoltare quest’opera? 


L’opera di Spontini che rischiò di diventare la “Waterloo musicale” di Napoleone

Nel 1809, nelle orecchie di Gaspare Spontini riecheggiavano ancora gli applausi e gli apprezzamenti del pubblico parigino dell’Académie Imp...