giovedì 5 dicembre 2024

MASCHERE-SOMMELIER E COSTUMI “FIRMATI” POLTRONE E SOFÀ: SIMON BOCCANEGRA INAUGURA L’OPERA DI ROMA



Un tavolo zoppo. Non usò mezzi termini Giuseppe Verdi nel descrivere il “Simon Boccanegra”, un’opera che non lo convinse mai pienamente al punto da coinvolgere Arrigo Boito in un’ambiziosa revisione del libretto. Un tavolo zoppo che la regia di Richard Jones ha rischiato di far traballare ancora di più con scelte bislacche e non sempre comprensibili per l’inaugurazione della stagione 2024-2025 del Teatro dell’Opera di Roma. Che la serata sarebbe stata particolare lo si è intuito dall’abbigliamento delle maschere (questa recensione si riferisce alla recita del 3 dicembre). Lunghi abiti neri e medaglioni in simil-oro che mi hanno fatto pensare a un gruppo di sommelier. Per fortuna nessun risucchio in teatro (bastano già i colpi di tosse e le caramelle scartate), però a dare continuità alle scelte stilistiche bizzarre ci ha pensato il già citato Jones insieme alle scene e costumi di Antony McDonald: la Genova immaginata per il Boccanegra è apparsa a metà tra moderno e antico. 



Simone, Fiesco e compagnia cantante indossavano infatti pantaloni, camicie e giacche, mentre il popolo è apparso vestito come un’orda incontrollata di artigiani di Poltrone e Sofà. Non hanno tormentato nessuno con l’ennesima promozione prossima alla scadenza (nel XIV secolo? Più che possibile!), ma l’aspetto era ugualmente minaccioso. Il tratto dominante delle scene era una parete mobile di color cartone che chiunque troverebbe senza problemi in qualsiasi negozio Ikea. A spiccare sono stati diversi edifici: il Palazzo dei Fieschi, una chiesa, un faro in lontananza per quel che riguarda prologo e primo atto. La stanza del doge ricordava tremendamente “Casa di Bambola” del buon Ibsen, mentre l’opera si concludeva con la solita piazza iniziale e una statua gigante che raffigurava il volto di Simon Boccanegra. 



Le comparsate di una bambina per rappacificare le fazioni opposte non erano invece chiare fin da subito. Si è puntato sull’essenzialità con qualche elemento che stonava, a partire dal mantello posato sul doge in pantaloni, una coesione forzata tra due secoli così distanti come il ‘300 e i giorni nostri. Michele Mariotti meriterebbe un ingresso in scena alla “Ballando con le stelle”, con tanto di accento anglosassone a scandire il suo cognome come avviene per il quasi omonimo Mariotto: la lettura dell’opera verdiana è stata accurata, facendo dosare all’Orchestra del Costanzi i registri e garantendo a ogni nota la giusta freschezza, come se fosse stata composta pochi attimi prima. Luca Salsi è stato un Simone credibile, quasi in stato di grazia oserei dire. 



La concertazione di Mariotti ha aiutato il baritono a scolpire come neanche il miglior Michelangelo avrebbe fatto, accenti, sfumature e le parti più delicate del suo ruolo. Tu chiamale se vuoi…emozioni: beh, con Eleonora Buratto - una Maria/Amelia di grande spessore - non si possono chiamare in un altro modo. Già dalla prima nota emessa si è intuito che sarebbe stata una serata magica (con una sola G, i romani se ne facciano una ragione). Potenza e bellezza: non è la frase di uno spot per auto, ma le due caratteristiche rimaste nelle orecchie degli spettatori del Costanzi. Interessante anche il Gabriele Adorno di Stefan Pop: non serve aggiungere un “corn” al suo cognome, la performance è stata ugualmente scoppiettante, oltre che credibile dal punto di vista recitativo. 

Di Michele ce n’è uno, verrebbe da dire dopo aver parlato di Mariotti, ma in realtà sul palco ne è apparso un altro. Michele Pertusi, austero quando ce n’era bisogno e caratterialmente trasformato nel finale, ha cesellato nel marmo la romanza più esigente di Jacopo Fiesco, un toccante Il lacerato spirito. Significativo anche il Paolo Albiani di Gevorg Hakobyan, antipatico al punto giusto come richiede il personaggio. A completare il cast ci hanno pensato l’interessante Pietro di Luciano Leoni, la puntuale ancella di Angela Nicoli e il preciso capitano dei Balestrieri di Michael Alfonsi. Un plauso, infine, al coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco, spesso fuori scena ma sempre sul pezzo. 

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA - STAGIONE 2024-2025


SIMON BOCCANEGRA


Melodramma in un prologo e 3 atti


Libretto di Francesco Maria Piave e Arrigo Boito


Musica di Giuseppe Verdi


Direttore Michele Mariotti


Regia Richard Jones


Maestro del coro Ciro Visco


Scene e costumi Antony McDonald


Luci Adam Silverman


Coreografia per i movimenti mimici Sarah Fahie


Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco


Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma


Nuovo allestimento del Teatro dell’Opera di Roma


PERSONAGGI E INTERPRETI


Simon Boccanegra: Luca Salsi


Maria Boccanegra (Amelia): Eleonora Buratto


Jacopo Fiesco: Michele Pertusi


Gabriele Adorno: Stefan Pop


Paolo Albiani: Gevorg Hakobyan


Pietro: Luciano Leoni


Ancella di Amelia: Angela Nicoli


Capitano dei Balestrieri: Michael Alfonsi


Foto di Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma

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