venerdì 13 gennaio 2023

“L’ELISIR D’AMORE” INAUGURA IL 2023 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA: PIÙ BIANCO NON SI PUÒ



Pulito sì, fatica no! Un po’ come il vecchio spot di detersivi che tutti hanno cantato almeno una volta nella vita sulle note della Carmen di Bizet, l’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma per inaugurare il 2023 punta su questi due elementi. Una scenografia abbastanza pulita e poca “fatica” nel raffigurare l’ambientazione de “L’elisir d’amore” di Donizetti, riproposto a distanza di 140 anni esatti dal debutto su questo palcoscenico. A qualche spettatore questo allestimento ha ricordato un po’ un circo, ma fortunatamente la regia di Ruggero Cappuccio ha fatto proprio l’insegnamento che è diventato il mantra delle innumerevoli puntate di Masterchef: less is more. 


Ho assistito alla recita di venerdì 13 (alla faccia della scaramanzia) gennaio del capolavoro donizettiano e questa è la recensione della serata. Per descrivere ancora meglio queste scene e questa regia bisogna scomodare un altro spot storico: come nelle pubblicità di qualche anno fa del Dixan, infatti, la prima impressione che si ha dopo aver assistito all’Elisir romano di inizio anno è “più bianco non si può”. È questo il colore che domina spesso nelle scene curate da Nicola Rubertelli, con pochi elementi a ricordare i Paesi Baschi del ‘700 indicati dal libretto dell’opera. Uno skyline semplice in lontananza, due lunghi tavoli e poco altro, il trionfo dell’essenziale come piacerebbe al buon Marco Mengoni.



I costumi hanno attirato inevitabilmente l’attenzione del pubblico capitolino più di ogni altro elemento di scena. Ancora una volta si è deciso di puntare sul candore del bianco, con colori e fantasie davvero sgargianti e all’insegna del bucolico più sfrenato: fragole, girasoli, grappoli d’uva, non mancava proprio nulla! Il tocco di plastica degli stessi abiti avrebbe fatto inorridire la versione più intransigente di Bruno Barbieri di “Quattro Hotel”, ma ha avuto comunque il merito di rendere più luminosi le poche tonalità presenti al Costanzi. 



L’apice circense dello spettacolo si è avuto con Dulcamara, spuntato improvvisamente da un carrozzone piramidale e inizialmente in versione “inginocchiata”, quasi a dar l’impressione che fosse un nano. Giocolieri, trampolieri e persino un’acrobata che ha volteggiato tra lunghi nastri rossi (durante l’esecuzione della Furtiva lagrima) hanno vivacizzato al punto giusto il racconto donizettiano, il più classico dei “quanto basta” che in cucina mettono comunque in difficoltà gli aspiranti chef. Passando al cast vocale, John Osborn si conferma una garanzia in quest’opera. Il suo Nemorino ha emozionato il pubblico, nonostante la mancata richiesta di bis al termine dell’aria più celebre dell’Elisir, interpretata con la consueta intensità dal tenore americano.



Risorse adeguate, tratti del carattere del personaggio ben delineati e una buona complessità drammatica, che cosa si può volere di più dalla vita? I già citati spot commerciali avrebbero la risposta pronta: un Lucano! L’Adina di Alessandra Kurzak non è stata da meno. Il dominio vocale che ha riservato nelle variazioni pirotecniche quasi quanto quelle dei funamboli presenti in scena ha messo in mostra delle qualità non indifferenti e un virtuosismo a dir poco trascinante. Alessio Arduini si è esibito con uno spessore vocale incisivo nei panni del seducente Belcore, con tanto di ottima presenza scenica, non certo semplificata dagli oggetti di dimensioni sproporzionate che è stato chiamato a maneggiare. 



Forse l’unica pecca è stata anagrafica, visivamente Belcore è apparso più giovane di Nemorino, ma è un dettaglio su cui si può sorvolare. Molto apprezzato anche il Dulcamara di Simone Del Savio: il codino alla Roberto Baggio dei tempi d’oro lo ha reso sicuramente riconoscibile, con quel tocco di comicità espressiva che non ha guastato mai, il tutto impreziosito da un’efficacia vocale importante. A completare il quintetto ci ha pensato la Giannetta di Giulia Mazzola, fresca e frizzante come una bibita del McDonald’s e dal coinvolgente senso del ritmo che ha accompagnato i suoi tentativi di seduzione. Di sicuro le citazioni commerciali sono al completo.


Francesco Lanzillotta ha debuttato alla conduzione dell’orchestra del Teatro Costanzi, non certo un compito semplice per un romano DOC come lui. I ritmi dell’opera donizettiana sono stati sottolineati in modo adeguato, con un’alternanza piacevole di espansioni robuste e pause liriche che hanno trovato la loro massima espressione nella scena finale. Amalgamato alla perfezione come gli ingredienti di una cacio e pepe (siamo pur sempre a Roma!) è stato il coro del Teatro dell’Opera di Roma diretto da Ciro Visco (Chi? Ciro? Proprio lui!), un “personaggio” aggiuntivo che non va mai sottovalutato. 


TEATRO DELL’OPERA DI ROMA - STAGIONE 2022-2023


L’ELISIR D’AMORE


Melodramma giocoso in 2 atti


Libretto di Felice Romani


Musica di Gaetano Donizetti


Direttore Francesco Lanzillotta


Regia Ruggero Cappuccio


Scene Nicola Rubertelli


Costumi Carlo Poggioli


Luci Vinicio Cheli


Maestro del coro Ciro Visco


Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma 


Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma


PERSONAGGI E INTERPRETI


ADINA Aleksandra Kurzak


NEMORINO John Osborn 


BELCORE Alessio Arduini


DULCAMARA Simone Del Savio


GIANNETTA Giulia Mazzola


Foto di Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma


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