martedì 15 agosto 2023

"LUCIA DI LAMMERMOOR" ALLO SFERISTERIO DI MACERATA: '700 O '800, SEMPRE DI SCOZIA SI TRATTA



Tirare fuori dal cilindro al giorno d’oggi un allestimento operistico che soddisfi anche il palato del melomane più esigente non è affatto semplice. L’edizione 2023 del Macerata Opera Festival ci è riuscito letteralmente, non solo proponendo una regia in cui i cilindri la facevano da padroni nel vestiario, ma rispettando in pieno un capolavoro come “Lucia di Lammermoor”. Questa recensione si riferisce alla recita del 14 agosto andata in scena allo Sferisterio. Forse inconsciamente, si è scelto di riservare i “polpettoni” soltanto alle tavole degli italiani del giorno successivo ed è stato un bene. Cosa avrebbe potuto dire Gaetano Donizetti di un lavoro ambientato nell’epoca in cui il compositore è vissuto?

Il musicista bergamasco avrebbe con tutta probabilità gradito: come già anticipato, i personaggi di questa Lucia maceratese sono apparsi in abiti ottocenteschi, con cilindro in testa e armi che nel corso del ‘700 non avremmo forse potuto ammirare. Ma non è stata una trasposizione fastidiosa, anzi. Il nuovo allestimento del MOF in collaborazione con le Chorégies di Orange è stato dominato dall’essenzialità: pochi elementi scenici (le tombe degli avi di Edgardo e le picche in fila a formare una sorta di cancello) e una serie di proiezioni che richiamavano di continuo il mare. E sono state proprio le onde a convincere di più dal punto di vista registico.




In fondo il libretto di Salvadore Cammarano fa riferimento a una località costiera scozzese e Jean-Luis Grinda ha voluto puntare più volte su questo elemento che accompagnava i cambi di scena. I costumi di Jorge Jara non avrebbero sfigurato tra il pubblico del San Carlo di Napoli, il teatro che ebbe l’onore della prima rappresentazione assoluta dell’opera il 26 settembre del 1835. Molto apprezzata è stata la scelta di non tagliare alcune scene spesso soggette a sforbiciate di cui neanche i miglior barber shop sarebbero capaci. Il duetto della torre, ad esempio, ha restituito agli spettatori dello Sferisterio un racconto a tutto tondo.




A dominare il cast vocale, ancor più dell’Italia ai Mondiali del 2006, è stato il soprano spagnolo Ruth Iniesta. Affrontare le peripezie imposte da Donizetti a questo ruolo non è affatto semplice e tanti soprani avranno di sicuro maledetto il compositore bergamasco prima di entrare in scena. La cantante iberica ha però messo in mostra acuti importanti, volumi e suoni mai metallici e una padronanza a dir poco invidiabile. La scena della pazzia ha emozionato il pubblico maceratese, con i vocalizzi di Iniesta che si sono intrecciati senza problemi con le note eteree della glassarmonica. Più che meritati, dunque, gli applausi finali.




Non è stato da meno Dmitry Korchak: l’Edgardo del tenore russo è piaciuto per l’elevata qualità timbrica e tecnica. Se si dovesse scegliere un momento tra i tanti che l’hanno visto protagonista nella serata c’è di certo Tu che a Dio spiegasti l’ali interpretata con slancio ed eloquenza. Davide Luciano (Enrico) ha fatto la voce grossa senza strafare, riuscendo anche ad approfondire con acuti ben scolpiti i tratti più intimistici del carattere di questo personaggio. Il Raimondo di Mirco Palazzi è stato convincente dal punto di vista scenico, con la sola presenza che bastava a far intuire l’autorevolezza del precettore di Lucia. Hanno infine risposto in maniera corretta ed efficace Natalia Gavrilan (Alisa), Paolo Antognetti (Arturo) e Gianluca Sorrentino (Normanno).


Il coro lirico marchigiano “Vincenzo Bellini” e l’Orchestra Filarmonica Marchigiana si sono dimostrati attenti e competenti: Martino Faggiani ha guidato i coristi rendendo più semplice alternare i toni entusiastici per il matrimonio di Lucia e quelli spaventati dopo che la stessa ha ucciso Arturo. Jordi Bernacer, invece, ha esaminato a fondo ogni sfumatura dell’opera di Donizetti, una direzione che, personalmente, mi ha aiutato a immedesimarmi nel giovane Giuseppe Verdi che cerca ispirazione per le sue prime opere. 


MACERATA OPERA FESTIVAL - STAGIONE 2023


LUCIA DI LAMMERMOR


Tragedia lirica in 3 atti 


Libretto di SALVADORE CAMMARANO


Musica di GAETANO DONIZETTI


DIRETTORE: JORDI BERNÀCER

REGIA: JEAN-LOUIS GRINDA

SCENE: RUDY SABOUNGHI

COSTUMI: JORGE JARA

VIDEO DESIGN: ÉTIENNE GUIOL

REALIZZAZIONE VIDEO: MALO LACROIX

LUCI: LAURENT CASTAINGT

ASSISTENTE ALLA REGIA: VANESSA D'AYRAL DE SERIGNAC

LORD ENRICO ASHTON: DAVIDE LUCIANO

MISS LUCIA: RUTH INIESTA

SIR EDGARDO DI RAVENSWOOD: DMITRY KORCHAK

LORD ARTURO BUCKLAW: PAOLO ANTOGNETTI

RAIMONDO BIDEBENT: MIRCO PALAZZI

ALISA: NATALIA GAVRILAN

NORMANNO: GIANLUCA SORRENTINO

FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana
 Coro lirico marchigiano “Vincenzo Bellini”

Maestro del coro Martino Faggiani 

Banda Salvadei 

Nuovo allestimento in coproduzione con le Chorégies d’Orange

Foto: Marilena Imbrescia

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