ATTO SECONDO: la scena si sposta ai piedi di un monte. Alcuni zingari passano la notte cantando, ballando e bevendo. L’unica nota stonata è Azucena, la madre di Manrico che non sta nella pelle nel raccontare cosa le è successo molti anni prima. È proprio lei la gitana piromane e infanticida, ma si lascia sfuggire un particolare clamoroso: prima del grave crimine si è confusa, gettando nel fuoco suo figlio e lasciando in vita il fratello del conte di Luna. Manrico si fa due domande però viene tranquillizzato da Azucena che si salva in corner raccontando che la sua era la ricostruzione dell’incubo appena fatto. Il duello diventa di pubblico dominio e la zingara è ben contenta che il figlio possa uccidere il conte e vendicare sua madre. Intanto proprio il conte racconta la bufala della morte di Manrico per promettersi in sposo a Leonora. Il primo litigio dei futuri sposi viene interrotto dal Trovatore che con alcuni seguaci assalta il castello e porta in salvo la ragazza.
ATTO TERZO: il castello va riconquistato e i soldati del conte di Luna sono accampati per ogni evenienza. Viene sorpresa nei paraggi una zingara che vaga confusa. È Azucena, stordita e rimbambita come non mai: non riesce a dormire e non è di certo colpa della prostata come in una celebre pubblicità, la sua versione è che continua a sognare il figlio morto e preferisce passeggiare di notte. La cattura rallegra il conte che può compiere la sua vendetta. Manrico e Leonora stanno per sposarsi in gran segreto, non ci sono neanche i testimoni ma il giovane viene interrotto all’improvviso. Gli rivelano l’arresto della madre e, in puro stile manzoniano, il matrimonio non s’ha ancora da fare. Ogni scarrafone è bello a mamma sua e Manrico vuole salvare la donna a costo di morire.
ATTO QUARTO: l’ultimo atto di uno dei libretti operistici più strampalati di sempre si conclude con Manrico che viene a sua volta imprigionato. La pira lo avrà pure avvampato ma il ragazzo è un po’ una frana con le armi. Per madre e figlio si preannuncia una doppia esecuzione. Leonora le pensa tutte pur di risolvere il problema. Si offre in sposa al conte per ottenere la liberazione dell’uomo che ama realmente, anche se è disposta a bere del veleno pur di non farsi sfiorare dal viscido stalker spagnolo. La giovane annuncia la libertà al diretto interessato e si becca anche il cazziatone di Manrico che pensa che Leonora sia una sciacquetta per via delle nozze con il rivale. In realtà si è già avvelenata, spiega quanto accaduto e Manrico prova a scusarsi con evidente imbarazzo. Il conte, intanto, si conferma un origliatore professionista e ascolta ogni parte del racconto. Leonora muore, il Trovatore viene giustiziato e inspiegabilmente Azucena rivela che si trattava del fratello del conte, esultando per la vendetta ottenuta. Son tutte belle le mamme del mondo, come si canticchiava a Sanremo nel ’54, ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.

