mercoledì 14 settembre 2022

TRAME LIRICHE A MODO MIO: IL TROVATORE DI VERDI



ATTO PRIMO: Il Conte di Luna continua a non farsi la domanda giusta: perché Leonora non mi si fila neanche di striscio nonostante gli appostamenti notturni e lo stalkeraggio continuo? Magari il ragazzo non è il massimo della bellezza? Se ne renderà conto nel corso dell’opera, intanto il capo delle guardie Ferrando racconta ai servi e agli armigeri la storia del fratello minore del Conte. Da bambino fu rapito da una zingara per vendicare la madre giustiziata da un altro conte. La gitana aveva addirittura gettato il bimbo nel fuoco, un terribile crimine per cui è ancora ricercata. In un’altra parte del castello Leonora confessa il suo amore per un misterioso trovatore senza nome, un suonatore di liuto che ha disturbato più volte il vicinato ma non il suo cuore. Il Conte di Luna è ovviamente appostato come ogni notte, ascolta il gran segreto e all’improvviso sopraggiunge lo sconosciuto che ha scritto una nuova canzone per la sua amata. Succede di tutto: Leonora è abbastanza assonnata da scambiare il conte per il Trovatore, abbraccia l’uomo che non ama e fa ingelosire lo spasimante. Interviene Maria De Filippi che fa chiarire i giovani, anche se il conte ci rimane malissimo. Si scopre che lo sconosciuto si chiama Manrico: due pretendenti sono troppi e il duello è inevitabile mentre Leonora perde i sensi.


ATTO SECONDO: la scena si sposta ai piedi di un monte. Alcuni zingari passano la notte cantando, ballando e bevendo. L’unica nota stonata è Azucena, la madre di Manrico che non sta nella pelle nel raccontare cosa le è successo molti anni prima. È proprio lei la gitana piromane e infanticida, ma si lascia sfuggire un particolare clamoroso: prima del grave crimine si è confusa, gettando nel fuoco suo figlio e lasciando in vita il fratello del conte di Luna. Manrico si fa due domande però viene tranquillizzato da Azucena che si salva in corner raccontando che la sua era la ricostruzione dell’incubo appena fatto. Il duello diventa di pubblico dominio e la zingara è ben contenta che il figlio possa uccidere il conte e vendicare sua madre. Intanto proprio il conte racconta la bufala della morte di Manrico per promettersi in sposo a Leonora. Il primo litigio dei futuri sposi viene interrotto dal Trovatore che con alcuni seguaci assalta il castello e porta in salvo la ragazza. 


ATTO TERZO: il castello va riconquistato e i soldati del conte di Luna sono accampati per ogni evenienza. Viene sorpresa nei paraggi una zingara che vaga confusa. È Azucena, stordita e rimbambita come non mai: non riesce a dormire e non è di certo colpa della prostata come in una celebre pubblicità, la sua versione è che continua a sognare il figlio morto e preferisce passeggiare di notte. La cattura rallegra il conte che può compiere la sua vendetta. Manrico e Leonora stanno per sposarsi in gran segreto, non ci sono neanche i testimoni ma il giovane viene interrotto all’improvviso. Gli rivelano l’arresto della madre e, in puro stile manzoniano, il matrimonio non s’ha ancora da fare. Ogni scarrafone è bello a mamma sua e Manrico vuole salvare la donna a costo di morire.


ATTO QUARTO: l’ultimo atto di uno dei libretti operistici più strampalati di sempre si conclude con Manrico che viene a sua volta imprigionato. La pira lo avrà pure avvampato ma il ragazzo è un po’ una frana con le armi. Per madre e figlio si preannuncia una doppia esecuzione. Leonora le pensa tutte pur di risolvere il problema. Si offre in sposa al conte per ottenere la liberazione dell’uomo che ama realmente, anche se è disposta a bere del veleno pur di non farsi sfiorare dal viscido stalker spagnolo. La giovane annuncia la libertà al diretto interessato e si becca anche il cazziatone di Manrico che pensa che Leonora sia una sciacquetta per via delle nozze con il rivale. In realtà si è già avvelenata, spiega quanto accaduto e Manrico prova a scusarsi con evidente imbarazzo. Il conte, intanto, si conferma un origliatore professionista e ascolta ogni parte del racconto. Leonora muore, il Trovatore viene giustiziato e inspiegabilmente Azucena rivela che si trattava del fratello del conte, esultando per la vendetta ottenuta. Son tutte belle le mamme del mondo, come si canticchiava a Sanremo nel ’54, ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.  

mercoledì 7 settembre 2022

TRAME LIRICHE A MODO MIO: "CAVALLERIA RUSTICANA" DI MASCAGNI


Vizzini, Catania: la vita scorre tranquilla, se non fosse per la serenata intonata all’alba da Salvatore Macca, per tutti Turiddu, che alle 5 del mattino non ha niente di meglio da fare che dedicare rime sdolcinate e in un siciliano discutibile all’amante. Prima di “Beautiful” c’era Cavalleria Rusticana. Turiddu è fidanzato con Santuzza, ma se la spassa volentieri con l’ex fiamma Lola, moglie di compare Alfio, il carrettiere del paese. È Pasqua e la serenata in stile Jovanotti rovina il sonno di più di un residente che voleva finalmente riposare in un giorno di festa. Lucia, madre di Turiddu, sta preparando il vino per i festeggiamenti post-messa, ma si ritrova di fronte una Santuzza inviperita e sospettosa. La ragazza ne è sicura, Turiddu la tradisce con quella che era la sua fidanzata prima di partire per il servizio militare, Lola appunto. La tremenda ex non ha voluto rimanere con le mani in mano e, per ingannare l’attesa, ha sposato un altro uomo. Il fidanzamento con Santuzza è quindi una ripicca bella e buona, il prurito di Turiddu è difficile da placare, se non con l’avvenente (almeno per l’epoca) Lola. Ogni scarrafone è bello a mamma sua e Lucia non crede neanche a una parola della futura nuora, poi il discorso si interrompe con la processione pasquale. Turiddu incrocia proprio la fidanzata che non le manda a dire, si sfiora la rissa e il contemporaneo arrivo di Lola non fa che peggiorare le cose. Santuzza maledice Turiddu e la messa inizia nel modo peggiore possibile. Diventa sempre più una telenovela. 

Compare Alfio incontra Santuzza e le chiede conto di sua moglie e la tresca viene svelata senza troppi problemi, la più classica delle vendette. Anche Alfio sente un prurito, ma in testa, e vuole punire il rivale come si deve. Una volta finita la messa, tutti brindano, Turiddu prova ad offrire un bicchiere di vino ad Alfio che reagisce come neanche il peggior astemio del pianeta. Il carrettiere si trasforma quindi in Mike Tyson e morde con forza l’orecchio del rivale, ormai è tutto pronto per la sfida. I due si danno appuntamento nei pressi di un orto non lontano dall’osteria, è l’evento dell’anno per Vizzini ma nessuno può partecipare. Turiddu bofonchia qualche parola sconnessa alla madre prima di andare a battersi con Alfio, chiede alla donna di fare da madre a Santuzza nel caso non dovesse tornare e la signora non capisce fino in fondo il messaggio, forse una bella visita da Amplifon avrebbe evitato ogni incomprensione. Turiddu perde malamente il duello, muore e in meno di 2 secondi tutto il paese sa già cosa è successo. Senza alcun tatto, una paesana urla a squarciagola che Salvatore Macca è morto, mamma Lucia lo scopre nel peggiore dei modi e tutti si disperano, compresa quella gran cornuta di Santuzza. 

L’opera di Spontini che rischiò di diventare la “Waterloo musicale” di Napoleone

Nel 1809, nelle orecchie di Gaspare Spontini riecheggiavano ancora gli applausi e gli apprezzamenti del pubblico parigino dell’Académie Imp...