Ci vuole fegato. No, non è la richiesta di Hannibal Lecter al cameriere di un ristorante, magari con un bel bicchiere di Chianti. Ci vuole fegato nell’opera lirica, soprattutto quando si tratta di rispettare i libretti e proporre delle regie capaci di accontentare i melomani. Davide Livermore ha dimostrato di averlo e non solo perché lo si può “scovare” nella prima parte del suo cognome. La Bohème andata in scena al Teatro Costanzi di Roma come primo titolo del 2026 è stata un’esperienza immervisiva che forse ha spiazzato gli spettatori pronti a criticare e fischiare uno spettacolo che si preannunciava controverso dopo aver letto il nome del regista. Nella vita però è bello ricredersi e questa versione del capolavoro di Giacomo Puccini ha riempito il cuore e la pancia di chi era a teatro come neanche la pizzeria al taglio di Piazza Beniamino Gigli avrebbe saputo fare. La mia recensione si riferisce alla recita di giovedì 15 gennaio 2026.
Tutto è cominciato subito con un colpo di scena, niente posto a sedere per Opera Semiseria, tanto da farmi chiedere se fossi davvero diventato così scomodo. In realtà l’equivoco si è chiarito subito, non è stato stravagante come quello rossiniano ma ha aggiunto qualche brivido freddo di cui avrei fatto volentieri a meno in una serata gelida come quella dello spettacolo. Dopo aver assistito a Bohème ambientate nei posti più assurdi, è stato piacevole ritrovare una scena semplice e in grado di mostrare la Parigi di fine ‘800. Videmapping, sempre videomapping, fortissimamente videomapping: Livermore continua a sfruttare la tecnologia e in questo caso i pannelli che facevano da sfondo ai 4 quadri potevano forse inizialmente disturbare ma il pubblico si è abituato presto. Tanta pittura francese sullo sfondo, da Pissarro a Cézanne, passando per Van Gogh, è stato un piacere per gli occhi, il tutto impreziosito da costumi e luci che hanno finalmente ricostruito a dovere soffitte, caffè e barriere come Puccini avrebbe voluto. Gustoso in particolare il secondo quadro in cui si rischiava l’effetto “il troppo stroppia”, ma questo allestimento ha dimostrato di adattarsi molto bene anche ad ambienti chiusi dopo le positive esperienze a Caracalla e al Circo Massimo. Come Davide ci ha saputo fare con Golia, un altro Davide ha affrontato un gigante (Puccini) risultandone vincitore.
Passando al versante musicale, Jader Bignamini ha diretto con maestria e rispetto l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, quasi in punta di piedi oserei dire. In un’opera così piena di personaggi come La Bohème era importante assecondare le voci a disposizione ed è riuscito a plasmare il suono in modo adeguato. Francesco Demuro ha la voce che ci si aspetta da Rodolfo, in particolare gli appassionati trasporti e gli squilli (altro che quelli del cellulare di un distratto spettatore nel primo quadro). L’emissione piena di morbidezza (il panettone Motta, per chi ricorda uno storico spot, ha un serio rivale da questo punto di vista) ha fatto il resto. Il ruolo di Mimì è stato sostenuto da Maria Agresta, in grado di assicurare smalto, polpa vocale ed espansione a questo personaggio così complesso. Inutile aggiungere che la parte più fragorosa degli applausi sia stata riservata a lei. Elisa Balbo ha avuto il merito di non sovraccaricare eccessivamente la sua Musetta, tentazione inevitabile quando si interpreta questo ruolo, anzi scenicamente e vocalmente ha deliziato il pubblico capitolino senza mai andare sopra le righe.
Timbro riconoscibile e note ben scolpite: il Colline di Manuel Fuentes ha convinto e non solo nell’attesa aria della zimarra. Il Marcello di Vittorio Prato ha unito proprietà di accenti al fraseggio attento, senza dimenticare la voce baritonale fresca ed educata di Biagio Pizzuti (Schaunard). Simpatici e ben caratterizzati Benoît e Alcindoro, entrambi tratteggiati a dovere da un cantante esperto come Matteo Peirone. Hanno completato il cast Yoosang Yoon (Parpignol), Antonio Taschini (sergente dei doganieri), Carlo Alberto Gioja (doganiere) e Michael Alfonsi (venditore ambulante). Scintillante, poi, ma soprattutto ben guidato il coro del Costanzi diretto da Ciro Visco. Infine, un’ultima nota: il fatto che durante la recita, l’unica tosse sia stata quella di Mimì è stato il più classico grasso che cola.
TEATRO DELL’OPERA DI ROMA - STAGIONE 2025-2026
LA BOHÈME
Scene liriche in 4 quadri
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini
Direttore Jader Bignamini
Regia, scene, costumi, luci Davide Livermore
Maestro del coro Ciro Visco
Video D-WOK
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Con la partecipazione della scuola di canto corale e della scuola di danza del Costanzi
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Palau de Des Arts Reina Sofia di Valencia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Rodolfo Francesco Demuro
Schaunard Biagio Pizzuti
Mimì Maria Agresta
Marcello Vittorio Prato
Colline Manuel Fuentes
Musetta Elisa Balbo
Benoît/Alcindoro Matteo Peirone
Parpignol Yoosang Yoon
Sergente dei doganieri Antonio Taschini
Doganiere Carlo Alberto Gioja
Venditore ambulante Michael Alfonsi
FOTO di Fabrizio Sansoni - Teatro dell’Opera di Roma



